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Artigianato a Gerocarne

Le grotte dei vasai sono ancora oggi visibili nei vari paesi della Calabria, il segno di un lavoro consacrato dagli dei a mani sapienti che già in epoca greca realizzavano anfore, kantàroi, pinakes, lucerne ecc. Grotte paragonate dagli studiosi alle favisse degli antichi romani situate nei pressi di santuari.La bottega (potiha) del maestro vasaio si presenta con pochissimi ferri ingegnosamente ricavati ? scrive Simonetta Valtieri (2002)  per aiutare l?artigiano a rendere concrete le sue idee, attraverso le sue abilissime mani.? Sulle mensole o appoggi improvvisati sono collocati gli oggetti prodotti che ancora devono essere cotti, produzioni ispirate dalla tradizione classica, ma anche e soprattutto oggetti da destinare alla quotidiana vita domestica: orci per l'acqua e per l'olio, cuccuma, salaturi, giarre, pignati. La tecnica è quella di sempre, della tradizione millenaria di una Calabria crocevia d'Europa. Blocchi di argilla vengono sbriciolati ed impastati con l?acqua, dosando precise proporzioni, la mistura viene mescolata lungamente ottenendo una sostanza plastica e tenace. Sul tornio che il vasaio muove pedalando, l?argilla si plasma tra le mani del maestro. L'oggetto può essere arricchito con graffiti incisi a mano o dipinti di richiamo religioso o floreale per lo più mentre il pezzo è ancora crudo. Il filo, per staccare l?opera compiuta, e una piccola bacinella con dell?acqua, dove di tanto in tanto bagnare le mani, completano il necessario per il figulo, la cui arte si sviluppa nei paesi di Calabria in genere, e nel vibonese in particolare, in epoca bizantina anche se lo sviluppo maggiore lo si avrà in epoca normanna. Già nel Cinquecento il vibonese presenta numerosi maestri che sanno lavorare artisticamente l?argilla. Una identità che ancora oggi gli anziani ricordano sottolineando i vozzi (le brocche) di Mileto, i giarri (le giare) di Soriano, i pignati (le pignatte) di Gerocarne. Anzi, in questi ultimi due centri le maestranze erano proprio conosciute rispettivamente come i giarrari (per i sorianesi) e i pignatari (per i gerocarnesi) a sottolineare bravure e professionalità specifiche. Memorie di un tempo che si colgono anche nel lavoro di Carmine Variale (2004) che puntualizza come i ragazzi rimanevano affascinati ed incantati di fronte al mastro vasaro mentre realizzava le sue creazioni che poi venivano messe nelle fornaci per farle cuocere. Il centro di Gerocarne da sempre è noto per la produzione di caolino che si estrae dalle due cave che si trovano nella frazione Ciano ed in quella di Ariola. La cava di Ciano veniva sfruttata già nel 600' dai vasai del luogo che estraevano il gesso, utilizzato anche per imbiancare le case. La lavorazione delle argille, tipica del luogo, recupera l'antica e nobile tradizione d'arte giunta fin qui durante il periodo della colonizzazione greca tra il VII e l'VIII secolo a.C. A Gerocarne (distante pochi chilometri dal capoluogo della provincia) si realizzano ancora vasi dalle forme tradizionali come le caratteristiche "lagane" screziate di verde e i "salaturi", recipienti in cotto per conservare gli alimenti sotto sale e sott'olio. A Gerocarne, l'antico rione dei vasai, nei pressi del quale si trova la chiesetta della madonna di Pompei risalente alla prima metà del XX secolo richiama un lavoro ormai consacrato negli ultimi quattro figuli rimasti, che lavorano in ambienti segnati dal tempo e dalla tradizione e che nell'insieme mantengono il fascino del luogo da dove antiche e sapienti mani realizzano ancora vere e proprie opere d?arte. Sul mestiere dei vasai Gerocarne ha una lunga storia. Gabriele Barrio, storico del 1500, nel libro "De Situ et Antiquitate Calabriae" nel descrivere questa contrada sottolinea "l'abbondanza del gesso in Ciano, Gerocarne e Soriano, materiale occorrente ad una forte corporazione di vasai che imponevano la loro produzione a buona parte delle province di Catanzaro e di Reggio". Ed è sempre il Barrio a raccontare di Ciano e Gerocarne quali luoghi ricchi di uno smalto particolare che i vasai usano per la confezione delle loro creazioni I cittadini di Gerocarne venivano denominati "Argagnari", termine derivante dal greco che significa artigiano che lavora la creta bianca, come fa notare il Rohlfs. L'archeologo francese Francois Lenormant scrive: "A Gerocarne si fabbricano dei vasi usuali in maiolica, rivestiti di una patina stagnifera bianca, sulla quale si disegnano degli ornamenti a fuoco di diversi colori, rosso, turchino, verde e giallo". I pignatari di Gerocarne forgiavano un po' di tutto: piatti, utensili per la cucina, recipienti per la conservazione delle carni di maiale, attrezzi di lavoro, lucerne ad olio e tante altre piccole cose utili, Dal Catasto Onciario del Regno di Napoli troviamo un lungo elenco di cittadini di Gerocarne che svolgevano il mestiere di mastro vasaio, mastro pignataro, mastro rovagnaro e mastro piattaro.