Le cittadine mura / son moleste al mio core; / M?è grato lo spettacolo / della bella natura / o d?un tenero amore. / Non dell?amor, che nasce / fra due diversi oggetti; / parlo dell?amicizia / che vegeta e si pasce / di purissimi affetti. Inizia con questi versi ?Il Romitaggio? - uno dei capolavori letterari del gentil cantore Emmanuele Paparo, pittore, poeta, oratore. ?Nell?arte di Emmanuele Paparo c?è alla base, prima di tutto, un fondamento etico. Trasmettere ed insegnare questo è il suo ruolo. Il mezzo è il patetico sublime che il Paparo accoglie dall?Ottocento neoclassico e fa proprio. Patria, famiglia, religione sono l?ondata morale che si allunga fino alla società, per urtarla, persuaderla, commuoverla? (Pasquino Crupi, 2005). Amata ed esercitata la pittura in casa Paparo. Emmanuele, infatti, nasce a Monteleone ? odierna Vibo Valentia ? il 25 dicembre del 1778, da Pasquale Paparo ed Eufrasia Zecca, pittori per mestiere. Alfonso Frangipane (uno dei più aggiornati critici d?arte calabresi del Novecento) nel catalogo della ?Prima Mostra d?Arte Calabrese? ? inaugurata a Catanzaro il 26 maggio del 1912 ? scrive che ?il secolo XVIII s?era chiuso per la Calabria con due avvenimenti disastrosi e fatali per ogni manifestazione d?arte: il terremoto del 1783 e la rivoluzione e la strage reazionaria del 1799?. Ma aggiunge ? ?l?arte ? che non sa morir mai ? nel vortice degli avvenimenti rimaneva sempre più appartata e modesta, come selvaggio e delicato fiore?? ?Eppure, in quelle circostanze sfavorevolissime le vecchie scuolette paesane avevano ancora germogli?. Una di quelle ?scuolette?, di rispettabile tradizione di gusto e di fertile immaginativa, era la ?monteleonese?, iniziata con Francesco Zoda, proseguita con Francesco Saverio Mergolo, e di cui Emmanuele Paparo fu tra gli ultimi rappresentanti del neoclassicismo arcadico e pittorico. Allievo del compaesano maestro Lorenzo Rubino, che ?venuto in gelosia de? troppi rapidi progressi del suo alunno lo allontanò dalla sua scuola? (Vito Capialbi, in Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie, Bologna 1977), nel 1806 Emmanuele Paparo parte per Napoli, al seguito del generale Donzelot, capo di stato maggiore del noto maresciallo Massena. Da Napoli a Roma dove frequenta la scuola di Vincenzo Camuccini e copia molto gli antichi all?ombra delle azzimate Arcadie. Ma è l?arte del Canova che lo incanta e che cattura la sua attenzione. L?uno e l?altro, il Camuccini e il Canova, restano sempre al centro della sua ammirazione, al punto da celebrarli nel suo ?Viaggio Pittorico?, sommario in versi dell?arte in Italia (edito dopo la sua morte a cura dell?amico Vito Capialbi ? Monteleone 1790-1853). Torna a Monteleone nel 1809 per dedicarsi alla sua città, rianimandola culturalmente con le sue meravigliose tele e con la ripresa delle attività dell?Accademia Florimontana, della quale fu promotore. E furono proprio gli Accademici Florimontani a dire che ne ?Il Romitaggio? ?il gentil cantore ? Palamede Olimpico - volle descrivere la forza della Religione, l?entusiasmo per la patria, e i fervidi moti di trascendentale amicizia, dei quali era doviziosamente adorno il suo bel cuore?. Vocazione eran per Paparo pittura e poesia. Ma non solo. ?Il tempio dell?arte, di tutta evidenza, era meno infinito del tempio di Dio? (Pasquino Crupi, 2005). E così prende i voti presso i Filippini di Monteleone il 16 maggio del 1818, non abbandonando, tuttavia, l?arte del dipingere. Numerosi sono, infatti, i suoi quadri rappresentanti il sacro (La Circoncisione del Signore, Il Battesimo di S. Agostino, L?ultima cena), disseminati nelle chiese della contrada nativa; ?parodie di celebri tele cinquecentesche e contemporanee, reminescenze delle più opposte maniere e delle più differenti scuole, ma con una spontanea sensibilità cromatica, sconosciuta a molti suoi contemporanei. L?autoritratto del Paparo è quello di moda, ricalcante il tipo camucciano, ed ostentatamente sbiadito. Ma c?è una delle sue ultime pitture, il piccolo ritratto di Fortunato Morani, abbozzato, ma ravvivato come da un caldo afflusso di sangue interno? (A. Frangipane). Quasi a testimoniare le sue prime intolleranze per la moda accademica, che definì egli stesso ?tirannia severa, che impone sugli spiriti più culti e più liberi?. ?Le ultime pennellate di Don Emmanuele Paparo furono, dunque, le antesignane della pittura calabrese moderna, ravvivatesi per istintiva passione dei nostri solitari, che talvolta non uscirono mai dalla cerchia delle proprie montagne, ma furono tempre di sapienti artigiani, duttili ad ogni cimento tecnico, pittori, architetti, decoratori, modellatori, armieri, cesellatori e poeti insieme, vigili e fidenti nella fortuna della patria? (A. Frangipane). Il Paparo si tenne estraneo alle innovazioni del suo secolo, restando fermo allo studio dell?antico, del quale unicamente ripete il suo modo di fare morbido e pastoso, che tanto lo distinse tra i migliori coloritori del suo tempo. Emmanuele Paparo muore il 6 settembre del 1828, ad appena cinquant?anni. Scrive Federico Tarallo nel 1897 ? ?con Emmanuele Paparo si è estinta la lunga schiera di pittori Monteleonesi. Dalla sua morte in qua, ed è corso più di mezzo secolo, niun?altro è venuto per riannodare gli anelli della spezzata catena di valenti artisti che per ben due secoli illustrarono con le loro opere ed il loro nome questa città?. ?Religion, Natura / e l?arte in questo sito / congiunte insiem gareggiano / con pittoresca cura / a renderlo gradito? (Il Romitaggio ? parte prima). In questi versi l?essenza dell?arte di Emmanuele Paparo. La religione del dolore, l?ispirazione artistica al rigorismo estetico, il bello sentimentale, ?gareggiano? per ricordarlo ancora. ?Fin da? suoi albori fè tralucere i prodigi di grande e versatile ingegno e di memoria vasta, pronta ad ogni genere di conoscenze. Fanciullo ancora dimostrò gran propensione per le arti del disegno e fu visto intere giornate rimanere estatico in presenza di un simmetrico edificio, di una bella statua, o di un vago quadro; e di soli cinque in sei anni distingueva già una tela di merito da un?altra di niun valore.? (Vito Capialbi da Monteleone)